Ecdotica di una Battaglia

Recensio | Testimoni | Stemma | Collatio | Ricostruzione

Ad oggi, di “La battaglia dall’Astico al Piave” è attestata l’esistenza di quattro versioni: l’edizione italiana e la francese del 1918, entrambe realizzate dal reparto cinematografico del Regio Esercito e proiettate per la prima volta in pubblico nei mesi di luglio e agosto; una versione scozzese “da 2000 piedi”, denominata “The Battle of the Piave” e annunciata nel luglio 1918, allo stato attuale non testimoniata da alcuna copia sopravvissuta; infine, la riedizione del 1927, contraddistinta da varianti aggiuntive e destitutive, curata probabilmente dall’Istituto LUCE e nota con il titolo “La battaglia del Piave (Ta Pum)”.

Nella sezione “Recensio” sono presentati i materiali filmici (testimoni) componenti nel loro insieme la tradizione del film e rinvenuti presso cineteche e collezioni private. Per uniformarli tra loro, i testimoni sono descritti attraverso i campi del data set minimo di riferimento per la descrizione filmografica (EN 15744). Dei testimoni è poi possibile visualizzare le copie digitali dei manufatti originali (sotto forma di screener e/o scansioni edge-to-edge e/o scansioni o scatti fotografici di film strip a scopi diagnostici e di reference di specifiche caratteristiche morfologiche) e consultare le loro schede descrittive.

Nella sezione “Collatio” è possibile invece prendere confidenza con i singoli testimoni nella loro forma annotata e segmentata per poi compararli e confrontarli a partire da un testimone assunto come testo base di riferimento.

La sezione “Stemma codicum” presenta l’albero genealogico del film e delle sue versioni attraverso la rappresentazione grafica delle relazioni di dipendenza stemmatica. Infine, il testo critico, la “constitutio textus” rende conto dell’assemblaggio e dell’intreccio delle porzioni codici/testimoni utilizzate per configurare l’ipotesi di ricostruzione dell’edizione italiana del 1918.

Recensio

Il testimone “K” dell’Associazione Kinoatelje è una copia positiva nitrato di prima generazione, risaltene al 1918 e con imbibizioni e viraggi. Per la ‘lezione’ della prima edizione italiana che restituisce e poiché presenta gli intertitoli originali in italiano e le informazioni scritte a mano sul montaggio e sulla palette dei colori sul bordo della pellicola, è il testimone di riferimento per la ricostruzione del film.

La famiglia “G” proviene dalle collezioni della Cineteca del Friuli e Lobster Film e testimonia la versione francese e italiana del 1918. I master di conservazione e le nuove copie positive, realizzate diversi anni fa presso Haghefilm attraverso un percorso fotochimico, sono conservati dalla Cineteca del Friuli. ​

Il testimone “L”, proveniente dall’Archivio Storico Luce di Roma, è un internegativo di quarta generazione, in quattro parti. Il montaggio e le didascalie testimoniano sia la versione del 1918 sia quella del 1927 e conservano diversi segmenti mancanti in “K” e “G”. ​

Il testimone “M”, proveniente dalla Cineteca Italiana di Milano, realizzato a ridosso della riedizione del 1927, come attestano le didascalie e l’inserimento di materiali documentari successivi. ​

Il testimone ‘T’, è entrato a far parte della collezione del Museo Nazionale del Cinema di Torino negli anni Sessanta e corrisponde al film del 1918 “Dio segnò i confini d’Italia” . Il film riutilizza sequenze di film precedenti, tra cui alcune scene proveninenti da “La battaglia dall’Astico al Piave”, e in particolare un intertitolo e la relativa scena mancanti negli altri testimoni.

Il testimone ‘’N’’ proviene da un fondo della Cineteca Nazionale e corrisponde a un duplicato negativo degli anni Venti, riportante con ogni probabilità tracce del nuovo montaggio previsto per la seconda edizione. Seppure incompleto e frammentario ha permesso di ritrovare un ulteriore intertitolo e porzioni fondamentali per colmare alcune lacune.

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Testimoni

In questa sezione è possibile accedere ai singoli testimoni visualizzandone copie digitali e schede descrittive. Sono essenzialmente tre le ragioni per cui è necessario produrre surrogati digitali dei materiali d’archivio: salvaguardare gli originali, consentire un accesso diffuso, permettere la loro analisi (Berry, Fagerjord 2017: 71). Nel nostro caso di studio, abbiamo documentato i manufatti filmici in tre modi diversi: attraverso screeners (le canoniche copie di reference che si focalizzano sulle informazioni primarie, cioè immagini e/o suoni); scansioni edge-to-edge (visualizzazioni che affiancano alle informazioni primarie quelle secondarie, quali le informazioni sui bordi ma anche le caratteristiche fisiche della copia e le tracce che conserva della sua provenienza e origine produttiva); infine immagini derivate da scansioni e scatti fotografici di natura diagnostica e documentativa, finalizzati a ritenere le caratteristiche originali del film in termini di tonalità e cromatismi).

Testimoni

Stemma Codicum

L’albero genealogico dei testimoni della tradizione di “La battaglia dall’Astico al Piave” descrive le relazioni emerse dall’analisi e raffronto dei singoli materiali. L’archetipo (α) sembra avere generato sia la famiglia di codici riconducibili all’edizione italiana (K, T, G3) sia la i due frammenti che testimoniano la pressoché coeva edizione francese (G1, G2). Le due edizioni sono il risultato di un medesimo modo di produzione, in altre parole quello adottato dal Reparto Cinematografico diretto dal Maggio Maurizio Rava che prevedeva la realizzazione delle riprese sul fronte da parte di più operatori e sotto la sua supervisione, l’invio dei negativi a Roma per la produzione dell’edizione con l’indicazione degli intertitoli e delle sequenze così come la stesura di accordi distributivi con i concessionari per la promozione e circolazione delle copie nelle sale cinematografiche del Regno, così come la preparazione di edizioni in lingua straniera per la distribuzione estera.
Successivamente, procedendo lungo le ramificazioni di sinistra, le relazioni e lo statuto dei codici che testimoniano la riedizione della seconda metà degli anni Venti si fanno più incerte.
β, in qualità di ulteriore archetipo di una seconda edizione a venire, sembra essere testimoniato da un frammento di duplicato negativo con flash titles (N) di un positivo prossimo alla famiglia dell’edizione italiana e manipolato in termini di editing e indicazioni per la stampa (desumibili dalle informazioni sulle code, dai numeri di montaggio disposti a china sul bordo del film e dalla tacche di cambio luce per i nuovi positivi). Mentre γ apre a un’effettiva seconda edizione che trova riscontro nei testimoni L e M.
Qui tuttavia le relazioni, contaminazioni e diffrazioni del testo si fanno più incerte e segnalano l’ingresso di uno o più nuovi modi di produzione e centri di revisione della tradizione, quali ad esempio l’Istituto LUCE.

Collatio

La comparazione e confronto tra i materiali a partire da un elemento di riferimento, quale K nel caso di “La battaglia dall’Astico al Piave” è essenziale per stabilire relazioni e ricorrenze ma anche per valutarne le caratteristiche (qualità dell’immagine, informazioni colore, guasti, ecc.). La comparazione avviene sia attraverso le evidenze visive e le rilevazioni strumentali sia mediante il raffronto tra le descrizioni e annotazioni non isomorfiche. La collatio permette di ricostruire con metodo e in un’ultima analisi l’ipotesi di ricostruzione dell’edizione presa come punto di riferimento del progetto (la prima edizione italiana del luglio 1918), così come di valutare varianti ed errori testimoniate e contenuti dai singoli materiali.